A questo la museruola chi la mette?

Promiseland -

\”Non è accettabile la criminalizzazione di una categoria corretta e che ama l\’ambiente come gli ecologisti. Forse anche di più\”. Ve la ricordate questa? E\’ una dichiarazione rilasciata da Fabio Faina, assessore al bilancio del Comune di Perugia, nonché cacciatore, nel novembre 2001. Abbiamo avuto modo a suo tempo di citarla. La \”categoria\” è ovviamente […]

\”Non è accettabile la criminalizzazione di una categoria corretta e che ama l\’ambiente come gli ecologisti. Forse anche di più\”. Ve la ricordate questa? E\’ una dichiarazione rilasciata da Fabio Faina, assessore al bilancio del Comune di Perugia, nonché cacciatore, nel novembre 2001. Abbiamo avuto modo a suo tempo di citarla. La \”categoria\” è ovviamente quella dei cacciatori.

Quanto essi amino l\’ambiente
lo abbiamo già visto, vediamo ora quanto sono \”corretti\”. Ciò che segue è lo sconcertante verbale redatto da una pattuglia di Guardie Ecologiche Volontarie a seguito dell\’aggressione subita da parte di un cacciatore nel corso di un normale controllo.

Da parte nostra ci limitiamo a notare che, nonostante l\’ordinanza Sirchia, per i cacciatori continua a non essere previsto l\’obbligo di museruola.

Ci permettiamo di dissentire.

Filippo Schillaci



Protocollo G.E.V. n° 359/03
Moncalieri, lì 05.10.2003
OGGETTO: annotazione di Polizia Giudiziaria (ex art. 357 C.P.P.)


I sottoscritti, Lxxxxx Rxxxxxx, Fxxxxxx Mxxxxx, Guardie Ecologiche Volontarie della Provincia di Torino, (abilitati alla vigilanza venatoria), Agenti di P.G., unitamente alla G.E.V. Mxxxxxxx Axxxxx, in servizio presso l’ufficio suddetto, danno atto che il giorno 05/10/2003 alle ore 17.10 circa, nel Comune di Cambiano (TO), nei pressi di via Mulino Galle, nell’eseguire un controllo sull’attività venatoria che ivi si stava svolgendo, rilevavano quanto segue.

Una persona che esercitava la caccia a circa 150 m da noi, ad un certo punto esplodeva un colpo di fucile in direzione del suolo e quindi incitava il proprio cane a cercare la fauna selvatica abbattuta, qualche secondo dopo potevamo osservare a mezzo di due binocoli che il cane recava in bocca un capo di fauna selvatica abbattuta della specie minilepre (silvilago floridamus), gli agenti, rilevavano, proseguendo nell’osservazione, che il cacciatore non annotava sull’apposito tesserino regionale il capo di selvaggina abbattuto, così come previsto dall’art. 6 comma f del Calendario Venatorio Regionale emesso in data 15/06/2003 (allegato A alla presente annotazione di P.G.) e che anzi si soffermava per un tempo stimabile in circa 10 minuti nel campo a raccogliere pannocchie di mais entro un sacchetto plastico.

Quindi gli agenti restavano in osservazione lungo una sterrata non visibili dal cacciatore, il quale nel prosieguo giungeva alcuni minuti dopo nei nostri pressi, a questo punto, in divisa e con auto di servizio recante i contrassegni e lo stemma dell’ente (Provincia di Torino) e dopo esserci qualificati, procedevamo al normale controllo e verifica dei documenti di caccia e attrezzatura relativa.

Dai documenti fornitici (licenza di porto di fucile e tesserino regionale con relativi versamenti), non risultava che il medesimo avesse ottemperato all’obbligo di annotare sul tesserino regionale il capo di fauna selvatica abbattuto.

Avendo accertato pertanto che la violazione alla Legge Regionale 70/96 art. 39 comma 5, “omissis …su di esso viene annotato, mediante perforazione negli appositi spazi, il giorno di caccia prescelto nella propria o nelle altre regioni all’atto dell’inizio dell’esercizio venatorio e i capi di fauna selvatica non appena abbattuti” era stata compiuta, si contestava l’illecito così come sopra riportato al Sig. Cxxxx Vittorio, nato a Trieste il xx/xx/1941, residente in Torino in V. xxxxxx n. 33.

A questo punto il cacciatore avendo compreso che si era in procinto di redigere a suo carico un verbale di illecito amministrativo cominciava ad assumere nei confronti dei verbalizzanti atteggiamenti non propriamente consoni, asserendo che la minilepre era stata presa dal cane, al che gli agenti lo rendevano edotto di essere stato visto mentre abbatteva la minilepre, a questo punto il Sig. Cxxxx ammetteva di aver ucciso la minilepre ma di non aver segnato il capo in quanto sprovvisto di penna e che lo avrebbe annotato in seguito.

Le G.E.V. operanti avviavano le procedure per la redazione del verbale amministrativo, nel contempo si chiedeva al Sig. Cxxxx di verificare il carniere e i mezzi di caccia ivi compreso il fucile; a tale richiesta il cacciatore si opponeva inveendo e minacciando con testuali parole “il fucile ve lo do in testa a tutti e tre” e nel dire ciò brandiva l’arma con entrambe le mani richiudendola di scatto e compiendo un paio di passi indietro, assumendo un atteggiamento minaccioso.

Viste le minacce appena ricevute dalla persona che manifestava l’intento di colpirci con il fucile e poiché il medesimo era in possesso dell’arma e delle munizioni e costituendo un potenziale pericolo per l’incolumità degli operanti, non permettendogli di stendere con la dovuta tranquillità il verbale di
accertamento ; la G.E.V. Lxxxxx ripeteva più volte di calmarsi, aprire l’arma e consegnarla, per permetterne la verifica e consentire di svolgere con tranquillità la stesura degli atti.

Detta persona testuale rispondeva “ridatemi i documenti, io non vi do proprio niente”, continuando nel brandire l’arma, tanto da costringere la G.E.V. Lxxxxx nel tentativo di disarmarlo, ad afferrarne le canne per porre fine a tali minacce.

A questo punto, il cacciatore, opponendo una estrema e violenta resistenza provocava la caduta al suolo di entrambi e in quel contesto mordeva all’avanbraccio sinistro la guardia che era costretta a lasciare la presa, non prima di aver tolto due cartucce in possesso del cacciatore.

In seguito, per il morso ricevuto la G.E.V. Lxxxxx, unitamente ai propri colleghi si recava presso il pronto soccorso dell’Ospedale di Moncalieri dove i sanitari attestavano la presenza di una ferita da morso all’avanbraccio sinistro ed emettevano prognosi di 5 gg. S.c., così come da referto medico allegato B.

Considerato l’atteggiamento e gli atti compiuti dalla suddetta persona e prestando la massima attenzione, veniva valutato opportuno richiedere l’intervento dei locali Carabinieri, che giungevano alle ore 18.40 circa.

Nell’attesa della pattuglia dei C.C. si provvedeva a iniziare le stesura degli atti relativi alla contestazione immediata di illecito amministrativo (L.R. 70/96 art. 39 comma 5) e del sequestro amministrativo (ai sensi dell’art. 13 della Legge 689/81) della fauna selvatica abbattuta.

Alla presenza dei Carabinieri intervenuti si procedeva a redigere e concludere il verbale di elezione di domicilio (art. 161 c.p.p.) per il reato di minaccia e resistenza a pubblico ufficiale (art. 336 c.p.); quando gli agenti, come previsto richiedevano se volesse nominare un avvocato e dove volesse ricevere le comunicazioni e gli atti della competente Autorità Giudiziaria, il Cxxxx rispondeva “si a casa, io di avvocati ne ho e pure bravi pensate voi a trovarvi un avvocato, che io di soldi ne ho e anche tanti, questa cosa costerà cara a voi”.

Quindi si chiedeva di consegnare il proprio fucile in quanto oggetto di sequestro penale, il Sig. Cxxxx si rifiutava assolutamente di dare l’arma a chiunque (né alle G.E.V. né ai Carabinieri), solamente dopo prolungate richieste da parte dei Carabinieri, inframezzate da frasi ingiuriose, rivolte alle G.E.V., testualmente “la prossima volta ti stacco il naso e lo sputo per terra”, “ti do un cazzotto in bocca brutto bastardo, siete delle merde”, “fate abusi solo perché avete la divisa”, smontava l’arma, pretendendo di consegnarne metà ai soli Carabinieri.

Previa intimazione da parte del brigadiere dei C.C. a consegnare per intero l’arma, questa veniva consegnata (smontata) ai Carabinieri, i quali la consegnavano alle G.E.V., che procedevano a redigere il verbale di sequestro penale.

Terminati gli atti amministrativi e penali in capo al Sig. Cxxxx, questi veniva invitato ad apporre le relative firme e ritirare copia degli stessi, il suddetto inizialmente non voleva ritirare né firmare alcunché , e solo a seguito di reiterati consigli dei C.C. sull’opportunità di riceverne copia, acconsentiva ma si rifiutava di firmare i relativi verbali.

Si da atto che si è proceduto ad effettuare alcuni rilievi fotografici inerenti la fauna selvatica abbattuta, nonché a fotografare nell’immediatezza del fatto l’avanbraccio SX della G.E.V. Lxxxxx interessato dal morso, i quali rilievi vengono acclusi alla presente come allegato C.

Fatto, letto, chiuso e sottoscritto alle ore 23.00 del 05/10/2003

I verbalizzanti


Agente di P.G. Lxxxxx Rxxxxxx
Agente di P.G. Fxxxxxx Mxxxxx
G.E.V. Mxxxxxxx Axxxxx


Dal sito delle
Guardie Ecologiche Volontarie del Piemonte
.

La foto di apertura, che raffigura un cacciatore nell\’atto di aggredire un volontario ambientalista, è tratta da un volantino dell\’Associazione Animal Amnesty risalente a una decina di anni fa. Passa il tempo ma le cose non migliorano.


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